Oggi ho partecipato, in rappresentanza di Confagricoltura , alla sesta riunione della Cabina di Regia del Piano Mattei per l’Africa, svoltasi a Palazzo Chigi e presieduta dal Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani.
Nel corso dell’incontro è stata illustrata la bozza della terza Relazione annuale sullo stato di attuazione del Piano Mattei, che sarà trasmessa al Parlamento e che documenta le attività realizzate tra giugno 2025 e giugno 2026.
Alla riunione hanno partecipato i rappresentanti del Governo, del Parlamento, delle Regioni e degli enti locali, insieme ai principali attori del Sistema Italia: imprese, università, enti di ricerca, organizzazioni del terzo settore, associazioni di categoria e rappresentanti della diaspora africana. Una partecipazione ampia che testimonia la volontà di costruire un approccio condiviso e multidisciplinare alle relazioni tra l’Italia e il continente africano.
Per Confagricoltura, il Piano Mattei rappresenta un’importante occasione per rafforzare una cooperazione fondata sullo sviluppo economico, valorizzazione sulla competenze e sulla crescita delle imprese, piuttosto che su logiche meramente assistenziali.
L’agricoltura può assumere, in questo contesto, un ruolo strategico. Non soltanto perché garantisce produzione alimentare e tutela delle risorse naturali, ma anche perché è in grado di generare occupazione, creare reddito, favorire la stabilità sociale e contribuire alla crescita delle comunità locali. Investire nell’agricoltura significa, in molti contesti africani, intervenire sulle cause profonde delle fragilità economiche e sociali che spesso alimentano i fenomeni migratori.
È proprio in questa prospettiva che Confagricoltura ha avviato, già da tempo, attività di formazione professionale in alcuni Paesi africani. L’obiettivo è trasferire competenze tecniche, organizzative e imprenditoriali ai giovani, creando opportunità concrete di crescita professionale.
Si tratta di un percorso che guarda a due possibili sbocchi, entrambi di pari dignità: da un lato consentono a giovani adeguatamente formati di inserirsi regolarmente nelle imprese agricole italiane, contribuendo a soddisfare il fabbisogno di manodopera qualificata; dall’altro mettere quelle stesse competenze al servizio dello sviluppo agricolo nei Paesi di origine, favorendo la nascita di imprese, la modernizzazione delle produzioni e la creazione di nuove opportunità occupazionali.
Questa impostazione consente di affrontare il tema delle migrazioni in una prospettiva più ampia. Una gestione efficace dei flussi migratori richiede certamente strumenti di governo e canali regolari di ingresso, ma richiede anche politiche capaci di offrire alle persone la possibilità di costruire il proprio futuro nei territori in cui vivono, qualora lo desiderino. Formazione, investimenti produttivi e trasferimento di competenze rappresentano, sotto questo profilo, strumenti di cooperazione che possono produrre benefici sia per i Paesi africani sia per il sistema produttivo italiano.
Le imprese agricole italiane dispongono di un patrimonio di conoscenze nei campi dell’innovazione, della sostenibilità, della gestione delle risorse idriche, della meccanizzazione, dell’agricoltura di precisione e della trasformazione agroalimentare. Valorizzare queste competenze attraverso partenariati equilibrati significa contribuire alla costruzione di filiere agricole più resilienti e competitive, rafforzando al tempo stesso la sicurezza alimentare e la stabilità economica.
Il Piano Mattei offre un quadro di riferimento importante per consolidare questo percorso. La sfida, nei prossimi anni, sarà trasformare gli indirizzi strategici in progetti concreti, favorendo il coinvolgimento delle imprese, delle organizzazioni di rappresentanza e delle istituzioni, affinché la cooperazione economica tra Italia e Africa possa produrre risultati duraturi e reciprocamente vantaggiosi.
In questo percorso Confagricoltura continuerà a offrire il proprio contributo, mettendo a disposizione l’esperienza delle imprese agricole italiane e promuovendo iniziative che coniughino sviluppo, formazione, occupazione e cooperazione internazionale. È una strada che richiede continuità, capacità di ascolto e investimenti nel capitale umano, ma che può contribuire a costruire relazioni sempre più solide tra le due sponde del Mediterraneo.