La Sicilia: Da Periferia d’Europa a Piattaforma d’Europa Nel Mediterraneo

LA SICILIA, PIATTAFORMA DEL MEDITERRANEO

Connettività, infrastrutture materiali e immateriali per una nuova stagione dello sviluppo

LA SICILIA DI FRONTE A UN BIVIO STORICO

La Sicilia si trova davanti a una scelta che non può più essere rinviata.

Il progressivo cambiamento degli equilibri geopolitici internazionali, la ridefinizione delle catene globali del valore, la crescente centralità del Mediterraneo e la necessità di rendere più sicure, diversificate e resilienti le rotte commerciali stanno modificando profondamente la geografia economica internazionale.

In questo nuovo scenario la posizione della Sicilia rappresenta una straordinaria opportunità.

La sua collocazione al centro del Mediterraneo, la vicinanza ai mercati europei, nordafricani e mediorientali, la presenza di importanti porti e aeroporti, la forza del comparto agroalimentare, il patrimonio turistico e culturale e il potenziale energetico costituiscono un insieme di condizioni difficilmente replicabile.

Ma la posizione geografica, da sola, non produce sviluppo.

Per trasformare la centralità geografica in centralità economica è necessario costruire le condizioni infrastrutturali, logistiche, energetiche e digitali che consentano alle imprese di operare dentro le grandi reti nazionali, europee e mediterranee.

La Sicilia è quindi di fronte a due possibili prospettive: continuare a subire la propria condizione di insularità e accettare una persistente marginalità, oppure trasformare l’insularità in un vantaggio strategico, diventando una piattaforma di connessione tra Europa e Mediterraneo.

La scelta deve essere la seconda.


LA CONNETTIVITÀ COME POLITICA DI SVILUPPO

La connettività non può più essere considerata una semplice questione di mobilità.

È una vera e propria politica industriale e territoriale.

Un’impresa è competitiva quando può raggiungere i propri mercati in tempi certi, approvvigionarsi con costi sostenibili, disporre di energia affidabile, utilizzare reti digitali efficienti e collegarsi rapidamente ai grandi nodi logistici.

Per la Sicilia questo significa intervenire contemporaneamente sulle infrastrutture materiali e immateriali.

Strade, autostrade, ferrovie, aeroporti e porti devono “dialogare” tra loro; allo stesso tempo, rete elettrica, infrastrutture energetiche, banda ultralarga e reti digitali devono diventare parte integrante della strategia regionale. La vera sfida non consiste quindi nel realizzare una sommatoria di opere.

Consiste nel costruire un sistema integrato della connettività siciliana, capace di ridurre il costo della distanza e di aumentare la velocità con cui persone, merci, energia, informazioni e capitali possono attraversare il territorio interno ed esterno.


UNA RETE AUTOSTRADALE FINALMENTE EFFICIENTE

La prima condizione dello sviluppo è rappresentata dalla qualità della rete stradale.

La Sicilia deve completare le proprie principali direttrici autostradali e superare definitivamente una situazione nella quale cantieri, limitazioni, manutenzione insufficiente e tempi di percorrenza imprevedibili rappresentano un freno alla mobilità e alla competitività. Una rete moderna deve essere sicura, continua, efficiente e adeguatamente manutenuta.

Questo riguarda innanzitutto i cittadini, ma riguarda in modo altrettanto diretto le imprese.

Il trasporto delle merci, la distribuzione dei prodotti agroalimentari, il collegamento con i porti e gli aeroporti e l’integrazione tra aree interne e grandi poli urbani dipendono dalla qualità della rete viaria.

Occorre quindi affermare un principio semplice: un’infrastruttura non è realmente completata quando viene inaugurata, ma quando è in grado di funzionare ogni giorno secondo standard adeguati alle esigenze di un’economia moderna.

La manutenzione ordinaria deve pertanto diventare una componente strutturale della politica infrastrutturale regionale e nazionale.


L’ALTA VELOCITÀ FERROVIARIA E IL PONTE SULLO STRETTO

Il secondo grande asse della strategia deve essere rappresentato dalla trasformazione della rete ferroviaria siciliana. La Sicilia deve essere pienamente integrata nella rete ferroviaria nazionale ed europea attraverso collegamenti realmente moderni, efficienti e ad alta velocità.

Non si tratta soltanto di ridurre i tempi di viaggio. Una rete ferroviaria moderna modifica la geografia economica di un territorio: avvicina città e imprese, amplia i mercati del lavoro, favorisce il turismo, migliora l’accessibilità ai servizi e consente una maggiore integrazione con il resto del Paese.

In questo quadro il Ponte sullo Stretto di Messina assume una valenza strategica nazionale.

Il suo significato deve essere letto soprattutto nella prospettiva della continuità territoriale e dell’integrazione della Sicilia nella rete ferroviaria nazionale. Il Ponte non può essere considerato un’opera isolata.

Il suo valore crescerà nella misura in cui sarà inserito in una strategia complessiva che comprenda l’alta velocità ferroviaria in Sicilia, il potenziamento delle reti stradali, i collegamenti con porti e aeroporti e una piena intermodalità delle merci. Solo così potrà diventare un autentico moltiplicatore di sviluppo.


GLI AEROPORTI COME PORTE DELLA SICILIA NEL MONDO

Gli aeroporti siciliani costituiscono una delle principali porte di accesso internazionale all’Isola. La loro funzione non può essere interpretata esclusivamente in termini di traffico passeggeri.

Gli aeroporti devono diventare nodi di una rete regionale capace di sostenere contemporaneamente turismo, mobilità, commercio internazionale e logistica.

Catania, Palermo, Trapani e Comiso devono essere messi nelle condizioni di sviluppare funzioni complementari e specializzate, all’interno di una strategia aeroportuale regionale integrata. Ciò richiede il potenziamento delle infrastrutture aeroportuali e, soprattutto, il miglioramento dei collegamenti veloci con i principali centri urbani, produttivi, portuali e logistici. La competitività di un aeroporto, infatti, non dipende soltanto dalla pista o dal terminal.

Dipende dalla qualità della rete che lo circonda.

In questo sistema Comiso può assumere una funzione particolarmente importante anche come piattaforma regionale per il trasporto aereo delle merci.


COMISO: L’HUB CARGO COME INFRASTRUTTURA DELLA COMPETITIVITÀ

La realizzazione dell’Hub cargo regionale presso l’aeroporto di Comiso deve diventare una priorità concreta e non più procrastinabile. La Sicilia produce eccellenze agroalimentari, ortofrutticole, florovivaistiche e trasformate che hanno importanti potenzialità sui mercati internazionali.

Ma la qualità del prodotto, da sola, non è sufficiente.

Nei mercati globali la competitività dipende anche dalla capacità di consegnare rapidamente, mantenendo qualità, freschezza, tracciabilità e affidabilità. Un Hub cargo efficiente può ridurre il costo della distanza e consentire alle imprese siciliane di raggiungere nuovi mercati con maggiore rapidità.

Per questo Comiso deve essere concepito non semplicemente come uno scalo per le merci, ma anche come una piattaforma logistica regionale per l’export.

Dovrà essere integrato con la catena del freddo, i servizi doganali e di certificazione, la movimentazione e lo stoccaggio delle merci, la digitalizzazione della logistica e i collegamenti rapidi con i distretti produttivi, le autostrade e i porti.

A distanza di oltre due anni dall’intesa istituzionale tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Presidenza della Regione Siciliana nell’ambito della programmazione delle risorse della coesione, con la relativa destinazione delle risorse all’Hub cargo di Comiso, è necessario passare dalle decisioni all’attuazione.

Ogni ritardo ha un costo.

Lo pagano le imprese, lo paga il territorio, lo paga la competitività dell’intero sistema regionale. È quindi necessario definire tempi certi, responsabilità chiare e un cronoprogramma verificabile per arrivare rapidamente alla realizzazione dell’opera.


PORTI, INTERMODALITÀ E LOGISTICA: UNA SICILIA CONNESSA AL MEDITERRANEO

La posizione geografica della Sicilia assume pieno valore soltanto attraverso una moderna rete logistica.

I porti regionali devono essere collegati in maniera sempre più efficiente con la rete ferroviaria, autostradale e aeroportuale. La vera sfida è costruire un sistema intermodale nel quale una merce possa passare dalla produzione alla piattaforma logistica, dal trasporto su gomma a quello ferroviario o marittimo e, quando necessario, a quello aereo, senza subire inefficienze e tempi morti.

La Sicilia deve così diventare un nodo della nuova logistica mediterranea. La sua funzione non dovrebbe limitarsi all’ingresso e all’uscita delle merci destinate al mercato regionale. L’obiettivo deve essere intercettare flussi internazionali, sviluppare attività di trasformazione e distribuzione e collegare le produzioni siciliane ai mercati europei e mediterranei.

Per raggiungere questo risultato è necessario investire non soltanto nelle infrastrutture fisiche, ma anche nei servizi logistici, nella digitalizzazione dei processi, nella formazione professionale e nella capacità organizzativa degli operatori.


LE INFRASTRUTTURE IMMATERIALI: ENERGIA E BANDA ULTRALARGA

La Sicilia del futuro non potrà essere competitiva se alle infrastrutture fisiche non verranno affiancate infrastrutture immateriali altrettanto moderne.

La prima è la rete energetica.

L’elettrificazione dei consumi, lo sviluppo delle energie rinnovabili, la crescita dei fabbisogni industriali e la progressiva digitalizzazione dell’economia richiedono una rete elettrica più robusta, resiliente, intelligente e interconnessa. Il potenziamento della rete deve accompagnare gli investimenti produttivi e consentire di valorizzare pienamente il grande potenziale siciliano nelle fonti rinnovabili. L’energia deve essere disponibile dove serve, quando serve e a condizioni competitive.

Parallelamente, la banda ultralarga deve diventare una vera infrastruttura strategica.

La connessione digitale ad alta capacità non è più un servizio accessorio: è una condizione essenziale per fare impresa, lavorare, innovare, accedere ai servizi e attrarre investimenti. Le aree industriali, agricole e rurali, i piccoli comuni e le aree interne devono poter disporre di connessioni adeguate quanto i grandi centri urbani.

Una Sicilia connessa fisicamente ma non digitalmente sarebbe una Sicilia incompleta.

La nuova politica della connettività deve quindi comprendere contemporaneamente strade, ferrovie, aeroporti, porti, energia e dati.


DALLA SICILIA PERIFERIA ALLA SICILIA PIATTAFORMA DEL MEDITERRANEO

Tutte queste infrastrutture devono essere ricondotte a una visione unitaria.

La Sicilia non deve più essere interpretata soltanto come un territorio periferico dell’Europa. Può, anzi deve, diventare una piattaforma euro-mediterranea, capace di mettere in relazione l’Europa con il Nord Africa, il Medio Oriente e i mercati internazionali.

Questo richiede una nuova strategia di sviluppo nella quale agricoltura e agroalimentare, industria, turismo, energia, logistica, ricerca e innovazione siano messi nelle condizioni di operare all’interno di reti globali.

La connettività diventa così il presupposto materiale della crescita.

Una Sicilia meglio collegata può attrarre investimenti, ampliare i mercati delle proprie imprese, valorizzare le produzioni locali, rafforzare il turismo, creare nuova occupazione e ridurre il divario tra aree costiere e aree interne. La centralità geografica, sostenuta da infrastrutture efficienti, può finalmente trasformarsi in centralità economica.


UNA NUOVA AGENDA PER LA SICILIA: DALLE POTENZIALITÀ AI RISULTATI

La Sicilia non ha bisogno di una nuova stagione di annunci.

Ha bisogno di una stagione di realizzazione.

Occorre definire una vera Agenda della Connettività Siciliana, fondata su poche priorità strategiche e su tempi certi:

  1. completamento e piena efficienza della rete autostradale;
  2. accelerazione della modernizzazione ferroviaria e dell’alta velocità;
  3. realizzazione del Ponte sullo Stretto quale elemento della continuità territoriale e ferroviaria;
  4. rafforzamento coordinato della rete aeroportuale;
  5. immediata attuazione dell’Hub cargo regionale di Comiso;
  6. potenziamento dei porti e dell’intermodalità;
  7. rafforzamento della rete elettrica e delle infrastrutture energetiche;
  8. completamento della banda ultralarga e delle reti digitali;
  9. integrazione delle infrastrutture con i principali sistemi produttivi regionali;
  10. misurazione degli effetti delle opere sulla competitività, sugli investimenti e sull’occupazione.

Il criterio di valutazione non dovrà essere il numero delle opere progettate o finanziate, ma il valore che esse saranno capaci di generare.

Meno tempi di percorrenza, minori costi logistici, maggiore capacità di esportazione, più investimenti, maggiore occupazione e nuovi insediamenti produttivi devono essere gli indicatori concreti della nuova stagione infrastrutturale. La responsabilità è condivisa tra Stato, Regione, enti locali e sistema produttivo.

Ma la responsabilità istituzionale deve tradursi in decisioni, tempi e risultati.

La Sicilia dispone di una posizione geografica che la storia non può spostare e di risorse territoriali che nessun’altra regione può replicare. Ciò che può cambiare è la capacità di valorizzarle.

La Sicilia non deve più chiedersi come ridurre il proprio svantaggio geografico. Deve costruire le infrastrutture necessarie per trasformare la propria posizione geografica in un vantaggio competitivo.

Il Mediterraneo sta tornando al centro delle grandi dinamiche internazionali. La Sicilia può subirne gli effetti oppure diventarne protagonista.

Per farlo servono visione, infrastrutture, energia, dati, logistica e soprattutto capacità di decidere.

Dalla periferia alla piattaforma.
Dalla distanza alla connessione.
Dalle potenzialità alla competitività.

È questa la nuova sfida della Sicilia.