Nucleare e fonti rinnovabili: finalità strategiche diverse, una stessa architettura energetica

Una riflessione sul ruolo delle diverse tecnologie nel futuro energetico italiano e sulle ricadute per il sistema produttivo e agricolo

Il dibattito sul ritorno del nucleare in Italia rischia di essere interpretato attraverso una contrapposizione che, dal punto di vista tecnico ed economico, non coglie fino in fondo la questione: nucleare e fonti rinnovabili non hanno necessariamente la stessa finalità strategica.

La domanda corretta non è, pertanto, se l’Italia debba scegliere il nucleare oppure le rinnovabili, ma quale funzione ciascuna tecnologia possa svolgere all’interno di un sistema energetico destinato a diventare sempre più elettrificato, decarbonizzato e complesso.

La distinzione è fondamentale. Le fonti rinnovabili, soprattutto solare ed eolico, hanno una straordinaria capacità di espandere rapidamente la produzione elettrica utilizzando risorse energetiche naturali e disponibili. Il nucleare, invece, presenta una caratteristica strategica diversa: la capacità di fornire energia a basse emissioni in modo programmabile e continuativo, contribuendo all’adeguatezza e alla stabilità del sistema.

L’Agenzia Internazionale dell’Energia considera infatti il nucleare una fonte di elettricità e calore a basse emissioni e programmabile, disponibile continuativamente e capace di complementare le rinnovabili.

Questa diversa funzione è probabilmente il punto centrale da cui partire.

Le rinnovabili: la strategia della disponibilità e della diffusione

Le fonti rinnovabili rappresentano innanzitutto una strategia di ampliamento della capacità produttiva a basse emissioni. Il loro principale punto di forza è la possibilità di valorizzare risorse energetiche diffuse: il sole, il vento, l’acqua, la geotermia e, attraverso determinate filiere, le biomasse.

In particolare, fotovoltaico ed eolico hanno caratteristiche che consentono una crescita molto rapida della capacità installata. Le previsioni dell’IEA confermano che le rinnovabili continueranno a rappresentare il principale motore dell’espansione della generazione elettrica mondiale nei prossimi anni.

In Italia questo processo è già evidente. Nel 2025 le fonti rinnovabili hanno coperto circa il 41% della domanda elettrica nazionale e la produzione fotovoltaica ha raggiunto il record di 44,3 TWh.

La funzione strategica delle rinnovabili può quindi essere individuata nella loro capacità di: aumentare la produzione elettrica a basse emissioni, diversificare le fonti di approvvigionamento e rendere disponibile energia attraverso una pluralità di risorse naturali.

È una funzione essenziale e destinata a crescere. Ma non è l’unica funzione di cui un sistema elettrico moderno ha bisogno.

Il nucleare: la strategia della continuità

Il nucleare risponde a un’esigenza differente. Una centrale nucleare non dipende dalla disponibilità istantanea del sole o del vento per produrre elettricità. La sua caratteristica fondamentale è la possibilità di assicurare produzione programmabile e continuativa.

Questa caratteristica assume particolare rilevanza quanto più cresce l’elettrificazione dell’economia.

Un sistema nel quale aumentano contemporaneamente mobilità elettrica, pompe di calore, industria elettrificata, data center e nuovi consumi richiede non soltanto una maggiore quantità di energia, ma anche una crescente capacità di assicurare che questa energia sia disponibile quando serve.

L’IEA sottolinea proprio come, nei sistemi caratterizzati da una crescente presenza di solare ed eolico, diventino sempre più importanti adeguatezza, stabilità e flessibilità. In questo quadro, le fonti programmabili, tra cui il nucleare, possono svolgere servizi complementari alle rinnovabili.

Questa è probabilmente la differenza strategica più importante: le rinnovabili sono principalmente una strategia di crescita della generazione a basse emissioni; il nucleare è principalmente una strategia di continuità e programmabilità della generazione a basse emissioni.

Le due funzioni non sono equivalenti, ma proprio per questo possono essere complementari.

Non tutta l’energia ha lo stesso valore sistemico

Questa distinzione introduce un concetto economico importante. Un megawattora prodotto quando l’energia è abbondante non ha necessariamente lo stesso valore sistemico di un megawattora disponibile in un momento di forte domanda. Con una crescente produzione solare ed eolica possono verificarsi periodi nei quali la produzione supera la domanda istantanea, mentre in altri momenti la disponibilità delle fonti variabili può diminuire significativamente.

L’IEA segnala che la crescita di solare ed eolico rende quindi necessarie maggiore flessibilità, accumuli, gestione della domanda e adeguamento delle reti. Questo non rappresenta un limite alla crescita delle rinnovabili. È una caratteristica del sistema che deve essere governata.

Ed è proprio qui che la presenza di una componente programmabile può acquisire valore strategico. Il sistema energetico del futuro dovrà quindi essere valutato non soltanto sulla base della quantità di energia prodotta, ma anche sulla capacità di assicurare energia, potenza, flessibilità, stabilità e continuità.

Una distinzione che cambia il modo di guardare al mix energetico

Da questo punto di vista, si possono individuare due strategie complementari.

La prima è quella delle rinnovabili: produrre più energia possibile quando sono disponibili le risorse naturali, aumentando progressivamente la quota di generazione a basse emissioni.

La seconda è quella del nucleare: assicurare una componente di generazione programmabile, stabile e continuativa, capace di accompagnare la crescita della domanda elettrica e di contribuire all’equilibrio del sistema.

Tra le due strategie si inseriscono gli accumuli, le reti e la gestione intelligente della domanda.

Gli accumuli consentono di trasferire energia nel tempo; le reti consentono di trasferirla nello spazio; la gestione della domanda consente di adattare i consumi alla disponibilità; la generazione programmabile contribuisce all’adeguatezza e alla stabilità complessiva.

Quello che emerge è dunque un sistema integrato, non una competizione tra tecnologie.

La vera finalità comune: ridurre la dipendenza dalle fonti fossili

C’è però una finalità strategica che accomuna nucleare e rinnovabili: ridurre il peso delle fonti fossili nella produzione energetica.

È questo il punto di convergenza.

L’IEA rileva che nel 2025 la crescita combinata della generazione da rinnovabili e nucleare ha superato l’incremento complessivo della produzione elettrica mondiale. Il dato è significativo perché dimostra che la transizione energetica non necessariamente richiede una tecnologia unica.

Può essere costruita attraverso un portafoglio tecnologico diversificato, nel quale ciascuna fonte contribuisce in funzione delle proprie caratteristiche. La questione diventa allora quella di individuare il mix capace di garantire contemporaneamente: decarbonizzazione, sicurezza energetica, competitività, continuità della fornitura e capacità di accompagnare la crescita della domanda elettrica.

Il rapporto con l’agricoltura: l’energia come fattore produttivo

Questa impostazione assume un significato particolare per il settore agricolo.

L’agricoltura contemporanea è profondamente dipendente dall’energia. Irrigazione, sollevamento e distribuzione dell’acqua, refrigerazione, conservazione, trasformazione, climatizzazione, serre, allevamenti e logistica richiedono una disponibilità energetica affidabile.

Per un’impresa agricola, quindi, l’energia non rappresenta più semplicemente un costo. È diventata un fattore produttivo strategico.

La competitività dell’agricoltura dipende anche dalla possibilità di disporre di energia in quantità sufficiente, con continuità e a condizioni economicamente sostenibili. È qui che le diverse funzioni di rinnovabili e nucleare possono produrre effetti complementari.

Le rinnovabili possono consentire alle imprese agricole di partecipare direttamente alla produzione energetica attraverso impianti aziendali, comunità energetiche e altre forme di generazione distribuita.

Il nucleare, invece, potrebbe contribuire — qualora venga effettivamente sviluppato in Italia — alla disponibilità di una componente stabile della generazione elettrica nazionale.

In altre parole: le rinnovabili possono avvicinare la produzione di energia all’impresa; il nucleare può contribuire alla stabilità strutturale del sistema nel quale quell’impresa opera.

L’energia come componente della competitività agroalimentare

La questione diventa ancora più evidente se si considera l’intera filiera. Un prodotto agricolo non termina necessariamente il proprio ciclo con la raccolta. Può essere refrigerato, trasformato, confezionato, conservato e trasportato. L’energia entra quindi nella formazione del valore lungo tutta la catena agroalimentare.

Una maggiore disponibilità di energia a basse emissioni e un sistema elettrico più stabile possono avere ricadute sulla competitività dell’intero comparto. Questo introduce un concetto che meriterebbe maggiore attenzione nel dibattito pubblico: la politica energetica è anche politica industriale e agricola.

Una scelta energetica influenza infatti i costi di produzione, gli investimenti, l’innovazione e la competitività delle imprese.

Dalla quantità di energia alla qualità del sistema energetico

Il passaggio culturale più importante consiste quindi nel superare una concezione puramente quantitativa.

Non è sufficiente chiedersi quanta energia produciamo. Dobbiamo chiederci quando viene prodotta, con quale continuità, con quale programmabilità, con quale costo e con quali servizi offre al sistema.

Il solare e l’eolico hanno una straordinaria capacità di produrre energia a basse emissioni quando sono disponibili le rispettive risorse. Il nucleare ha una diversa capacità: fornire generazione programmabile e continuativa.

Gli accumuli possono spostare energia nel tempo. Le reti possono collegare territori e mercati.

La domanda può diventare più flessibile. È l’integrazione di queste capacità che determina la qualità complessiva del sistema.

La complementarità come principio di politica energetica

Da questa prospettiva, il ritorno del nucleare non dovrebbe essere interpretato come una scelta alternativa rispetto allo sviluppo delle rinnovabili.

Le due strategie rispondono a esigenze differenti.

Le rinnovabili perseguono principalmente la crescita della generazione da risorse energetiche rinnovabili. Il nucleare persegue principalmente la disponibilità di generazione programmabile a basse emissioni.

Questa differenza di finalità è essenziale.

Significa che un sistema energetico può avere bisogno contemporaneamente di entrambe le funzioni.

L’IEA sottolinea infatti che, all’aumentare della quota di solare ed eolico, cresce il valore dei servizi forniti dalle risorse programmabili e dalla flessibilità del sistema.

Il problema non è quindi stabilire quale tecnologia “vince”.

Il problema è progettare il sistema nel quale ciascuna tecnologia svolga la funzione per la quale è maggiormente adatta.

Una prospettiva strategica per l’Italia

Per l’Italia questo ragionamento è particolarmente importante. Il Paese sta aumentando rapidamente la propria capacità rinnovabile e deve contemporaneamente affrontare una crescita della domanda elettrica, l’elettrificazione dei consumi e la necessità di rafforzare la sicurezza energetica.

Nel 2025 le rinnovabili hanno già coperto il 41% della domanda elettrica italiana, mentre Terna segnala una significativa crescita del fotovoltaico e degli accumuli.

La questione dei prossimi decenni sarà quindi sempre più quella di come integrare quantità crescenti di produzione rinnovabile con una domanda elettrica crescente.

In questo contesto, l’eventuale introduzione del nucleare dovrebbe essere valutata per la funzione aggiuntiva che può svolgere, non come sostituzione delle rinnovabili.

La domanda strategica diventa: quale combinazione di generazione rinnovabile, generazione programmabile, accumuli, reti e gestione della domanda consente all’Italia di disporre di un sistema elettrico sicuro, competitivo e decarbonizzato?

È una domanda molto diversa da quella, più semplicistica, che contrappone nucleare e rinnovabili.

Conclusione: due strategie diverse, un obiettivo comune

Nucleare e fonti rinnovabili appartengono alla stessa grande strategia di decarbonizzazione, ma non svolgono necessariamente la stessa funzione strategica. Le rinnovabili rappresentano soprattutto una strategia di espansione della produzione energetica da risorse naturali rinnovabili, con una forte capacità di diffusione e di crescita. Il nucleare rappresenta soprattutto una strategia di continuità, programmabilità e sicurezza della produzione elettrica a basse emissioni, con la possibilità di fornire energia e, in determinate configurazioni, anche calore in modo continuativo.

La loro complementarità nasce proprio da questa diversità.

Rinnovabili: energia quando la risorsa naturale è disponibile.

Nucleare: energia programmabile quando il sistema ne ha bisogno.

Accumuli e reti: strumenti per integrare le due dimensioni.

Agricoltura e industria: settori nei quali la disponibilità di energia diventa un fattore diretto di competitività.

Il punto, quindi, non è scegliere tra nucleare e rinnovabili, ma riconoscere che la sicurezza energetica di un Paese moderno richiede tecnologie con caratteristiche differenti.

La sfida italiana dovrebbe essere quella di costruire un sistema nel quale questa diversità non produca contrapposizione, ma complementarità funzionale.

In definitiva, la transizione energetica non dovrebbe essere concepita come la sostituzione di una fonte con un’altra, bensì come la costruzione di un sistema nel quale ogni tecnologia contribuisca con la propria specifica utilità strategica alla sicurezza, alla competitività e alla decarbonizzazione del Paese.